#iorestoacasa

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Anche Udite si atterrà, finché necessario, a rispettare le nuove disposizioni di sicurezza Covid19.
Per la tutela della salute dei pazienti ed il bene collettivo abbiamo scelto di restare a casa.

A tal proposito ci impegneremo per essere comunque operativi e cercare, nei limiti delle nostre possibilità, di offrirvi l’assistenza necessaria.

Potrete spedirci i vostri apparecchi acustici e laddove sarà possibile, tramite l’applicazione installata sul cellulare, potremmo collegarci in modalità remota.

Il numero 0689236453 rimarrà attivo per informazioni e suggerimenti.
Altrimenti, potrete scriverci una email a: info@uditeroma.it o contattarci cliccando qui.

Restiamo distanti ma uniti oggi, per ritornare presto più forti insieme.

Ipoacusia, come aiutare i nostri cari

Una perdita uditiva coinvolge non solo chi ne soffre, ma anche tutti coloro che gli stanno accanto. Per questo, soprattutto nelle prime fasi, ossia quella dell’accettazione del problema e della richiesta di aiuto, è fondamentale sapere come approcciarsi al problema, trovando il modo e le parole giuste per aiutare i nostri cari affetti da ipoacusia.

Vedere una persona a cui vogliamo bene in difficoltà, sia essa un familiare o un amico, non è mai piacevole. Quando è l’ipoacusia a generare questa difficoltà poi, il malessere fa presto a propagarsi come una ragnatela. La perdita uditiva infatti ha un forte impatto nella vita di chi ne soffre ma anche in quella di chi gli sta accanto. Amici, familiari, il proprio partner: tutti ne sono coinvolti, ma è proprio per questo che ognuno può giocare un ruolo importante per ristabilire l’equilibrio e il benessere.

Per chi soffre di ipoacusia, anche una banale azione come seguire un programma alla televisione o parlare al telefono può diventare molto difficile. Ma la perdita uditiva ha molti altri effetti, meno evidenti ma allo stesso modo importanti. Stress, frustrazione, ansia, depressione, isolamento sociale sono solo alcune delle conseguenze che un’ipoacusia non trattata può portare. Frustrazione e senso di inadeguatezza che si ripercuote anche alle persone vicine; vedere infatti un nostro caro, magari solitamente attivo e intraprendente, in difficoltà e imbarazzato durante l’interazione con gli altri è davvero spiacevole.

Proprio l’interazione sociale e i rapporti umani sono la fonte principale di stress per chi deve gestire un’ipoacusia. Stress che, per essere evitato, porterà ad un progressivo isolamento e allontanamento dalla sfera sociale, rendendo sempre più complesso un possibile dialogo anche solo per chiedere aiuto.

Come aiutare quindi i nostri cari affetti da ipoacusia?

Ma allora, come possiamo essere di aiuto? Innanzitutto, il primo passo è capire se una persona a noi vicina possa essere affetta da ipoacusia. Notate se tende a stare in disparte durante occasioni sociali, o chiede spesso di ripetere parole o tende a sentire la televisione ad un volume eccessivo. Parlatene direttamente con lui, con tatto e delicatezza, facendogli capire che siete lì per aiutarlo e che può fidarsi di voi. Incoraggiarlo nell’intraprendere un percorso che possa portarlo di nuovo ad avere un ruolo attivo nella propria vita è spesso il miglior suggerimento. Ancora, offritevi per accompagnarlo ad una visita o aiutarlo ad informarsi online sulle possibili soluzioni.

Infine mostratevi pazienti e comprensivi. Accettare un’ipoacusia non è quasi mai semplice, ma nonostante le possibili resistenze iniziali, non perdete mai la calma. Un semplice controllo dell’udito può convincere una persona a te cara a riprendere in mano la propria vita.

Contattaci: ti sapremo indicare con professionalità la strada più giusta.

come pulire gli apparecchi acustici

Capire come pulire gli apparecchi acustici è importante non solo per una questione igienica, ma anche funzionale: il cerume, ad esempio, così importante per le nostre orecchie, può diventare un nemico per i nostri apparecchi, compromettendone a lungo andare la loro funzionalità.

L’apparecchio acustico è davvero un oggetto formidabile: piccolissimo, eppure capace di ridare il giusto suono a tutto ciò che di importante ci circonda! Acquistarli, è vero, comporta una certa spesa, ma c’è tutto da guadagnare affrontando una scelta del genere. Tuttavia, proprio per la loro importanza e il loro valore economico, è nel nostro interesse capirne la giusta manutenzione, per far sì che durino il più a lungo possibile e alla massima prestazione!

Come per qualsiasi novità, anche imparare a gestire i nostri apparecchi acustici può richiedere, durante i primi tempi, impegno, costanza e pazienza. Davanti a noi abbiamo un oggettino così piccolo e sofisticato che può assolutamente intimorirci: toccarlo e manovrarlo ci dà il terrore di poterlo rompere da un momento all’altro!

Eppure una corretta pulizia e una quotidiana gestione sono il segreto per assicurare ad un apparecchio acustico lunga vita. L’apparecchio acustico deve essere pulito prima di essere indossato. Un consiglio sempre valido è quello di compiere le operazioni di pulizia su una superficie morbida, affinché possa attutire eventuali cadute dell’apparecchio.

Come pulire gli apparecchi acustici retroauricolari (BTE)

Negli apparecchi acustici retro-auricolari i componenti principali da pulire sono due: la copertura esterna dell’altoparlante e la cupolina. Per il primo, sarà sufficiente un panno morbido per rimuovere gli eventuali residui di cerume. La cupola (l’estremità del ricevitore in silicone) invece, può essere pulita con un’apposita spazzolina; tuttavia, nonostante la pulizia, è consigliabile recarsi da un Audioprotesista per sostituirla regolarmente.

Come pulire gli apparecchi acustici intrauricolari (ITE)

Per pulire un apparecchio acustico intrauricolare è sufficiente utilizzare un panno morbido e asciutto, oppure utilizzare specifiche salviette umidificate adatte proprio alla pulizia di apparecchi acustici. La pulizia del filtro, che impedisce al cerume di ostruire l’apparecchio, deve essere effettuata con un apposito spazzolino; ad ogni modo il filtro, nonostante la quotidiana pulizia, dovrà essere sostituito regolarmente presso un Audioprotesista, per evitare malfunzionamenti e danni dell’apparecchio.

Infine, ecco una piccola lista di ulteriori suggerimenti per pulire il vostro apparecchio acustico:

  • utilizzate solo prodotti specifici per le apparecchiature acustiche, consigliate dal vostro Audioprotesista e che potete acquistare presso i Centri Acustici;
  • non utilizzate per la pulizia degli apparecchi prodotti aggressivi contenti alcol e/o solventi per evitare danneggiamenti seri dei componenti elettronici presenti all’interno degli apparecchi;
  • l’umidità è un altro nemico degli apparecchi: terminate le operazioni di pulizia, accertarsi sempre che il guscio esterno dell’apparecchio sia ben asciutto;
  • per rimuovere residui di cerume tra i forellini del filtro o della cupola in silicone non utilizzare oggetti appuntiti, come aghi o forbicine, ma affidatevi sempre alle spazzoline specifiche per la pulizia degli apparecchi acustici;
  • nonostante la quotidiana pulizia che effettuerete, è consigliabile svolgere una pulizia professionale presso un Centro Audioprotesico almeno ogni 12 mesi.

sintomi labirintite

La labirintite, definita anche “otite interna”, è un’infiammazione caratteristica del labirinto (da qui il suo nome), una struttura che si trova nell’orecchio interno e da cui dipende il nostro equilibrio e la nostra postura. Quali sono i sintomi della labirintite? I più comuni sono acufeni, abbassamenti uditivi ed ovviamente vertigini e problemi di equilibrio.

Il labirinto è un insieme di terminazioni nervose che contengono i ricettori dell’udito e della sensibilità spaziale. Il liquido che si trova al suo interno infatti, l’endolinfa, si muove assecondando il movimento del capo e stimolando le cellule cigliate, manda impulsi al cervello. Qui, le informazioni visive e quelle trasmesse dall’endolinfa si combinano, permettendo al nostro organismo di mantenere una postura stabile e in equilibrio.

Cosa succede quindi quando il labirinto si infiamma e c’è in corso un otite interna? I sintomi sono vari, e possono essere confusi con quelli di altre patologie data la loro comunanza:

  • Vertigini;
  • Nausea;
  • Acufeni;
  • Cali uditivi;
  • Perdita dell’equilibrio;
  • Capogiri;
  • Nistagmo (=ossia un movimento improvviso e involontario dell’occhio)
  • Dolore alle orecchie;
  • Stordimento.

La labirintite si distingue in acuta o cronica. Per labirintite acuta si intende un episodio isolato, mentre per quella cronica intendiamo degli episodi che si ripresentano con una certa continuità.

Cause, durata e cura

Quali sono le cause che scatenano la labirintite? Queste possono essere sia virali che batteriche. Parliamo di labirintite virale quando è causata da un virus (rhinovirus, herpes virus…), mentre quella batterica – più rara negli adulti ma più comune nei bambini – si diffonde ad esempio da un otite o da un’infiammazione delle vie respiratorie.

In genere l’infiammazione si risolve in 3-6 settimane, ma i sintomi possono metterci un po’ di più per scomparire definitivamente.

Per curare la labirintite si prevede l’uso di farmaci impiegati per lenire il dolore e spegnere l’infiammazione, in concomitanza con alcuni comportamenti atti a dare sollievo al senso di vertigini, come non alzarsi bruscamente, evitare movimenti improvvisi, evitare monitor di pc o televisioni durante un attacco di vertigini…

Se pensate di avere dei sintomi che possano ricollegarsi alla labirintite, non trascurateli! Un tempestivo intervento può aiutare a ritornare alla propria quotidianità il prima possibile!

orecchie tappate

Quella delle orecchie tappate è una sensazione comune a tutti, che si può provare durante un viaggio in aereo o durante una salita in montagna con la macchina. Altre volte invece non è solo una “sensazione”, ma con un’effettiva ostruzione del condotto uditivo. Situazione certamente fastidiosa ma di facile soluzione se curata con i giusti tempi e i giusti modi. Scopriamoli insieme!

La sensazione che si ha quando abbiamo le orecchie tappate è quella di essere in una realtà “ovattata”, con suoni poco nitidi. Le cause che possono provocare la sensazione di avere le orecchie tappate sono davvero molteplici, tuttavia la maggior parte di esse sono comuni e facilmente risolvibili.

Raffreddore

Una congestione nasale – ed un’eccessiva produzione di muco come reazione difensiva del nostro corpo – può essere una delle cause più comuni delle orecchie tappate. Il nostro organismo non riesce a sciogliere ed espellere il catarro formatosi in maniera eccessiva, andando a bloccare le nostre vie aeree. In questi casi l’utilizzo di mucolitici, anche naturali, possono aiutare ad ammorbidire e scaricare l’eccesso, andando anche ad alleviare la sensazione di tappo alle orecchie.

Pressione

Pressione. Questo succede quando ci troviamo in ambienti che richiedono un cambio di altitudine, di pressurizzazione o di immersione (come già detto salendo in montagna con la macchina, in aereo o praticando sub-diving). Questa fastidiosa situazione uditiva viene definita tecnicamente “barotrauma“. Durante questi episodi le orecchie tappate sono una sorta di “autodifesa” del corpo, che si isola dall’esterno dando modo di ambientarsi alla nuova condizione gradualmente. In questo caso possiamo aspettare che le orecchie si “stappino” da sole oppure accelerare il processo masticando un chewingum, deglutendo o sbadigliando forzatamente.

Cerume

La sensazione delle orecchie tappate è causata dalla presenza di un “tappo di cerume” all’interno del nostro orecchio. Ciò significa, in linguaggio più tecnico, che vi è un accumulo straordinario delle secrezione ceruminosa che ostruisce il condotto uditivo. La formazione del tappo è un processo relativamente lungo (almeno 6 mesi), che però si rende evidente solo quando vi è una totale ostruzione del condotto. Solitamente in questi casi, oltre alla sensazione dell’orecchio tappato, si possono riscontrare anche acufeni e cali uditivi temporanei. Per prevenire la formazione del tappo si consigliano spray ad olio appositi per sciogliere il cerume in eccesso associati ad una corretta igiene quotidiana con acqua tiepida e sapone delicato. In alcuni casi, quando si interviene dopo che il tappo si è formato, sarà necessario l’intervento di un otorino, che effettuerà un apposito “lavaggio”.

Se noti che il calo uditivo o gli acufeni persistono anche dopo il lavaggio fatto da un medico Otorino, contattaci per un controllo audiometrico: la salute del tuo udito è importante!

fruscio orecchio

Un recente studio afferma che in Italia le persone affette dal disturbo dell’acufene sono più di un milione, quasi il 20% quindi, con una frequenza maggiore fra i 40 e i 60 anni e una predisposizione naturale più forte negli uomini che nelle donne[1]. Ma da dove proviene questo fruscio all’orecchio? E vi è una soluzione?

L’acufene, o tinnitus, è una sensazione uditiva descritta di solito come un ronzio, un fruscio all’orecchio che tende a presentarsi in maniera costante. Il suono non è riconducibile ad una fonte esterna, ma viene avvertito solo dal soggetto interessato. Questo sintomo quindi non corrisponde nella realtà a nessun suono nel senso fisico del termine, ma solo ad un segnale “bio-elettrico” generato a livello dell’apparato uditivo o del sistema nervoso centrale.

L’acufene colpisce indistintamente uomini e donne, ma solitamente coloro che ne soffrono di più sono gli uomini al di sopra dei 40 anni e le persone anziane.

Come dichiarato dal National Institute on Deafness and Other Communication Disorders (NIDCD), l’acufene può insorgere per diversi motivi, ma è comunemente connesso con l’eccessiva esposizione ai suoni molto forti che danneggiano le delicate cellule ciliate all’interno dell’orecchio. Altri fattori scatenanti ma altrettanto significativi possono essere delle infezioni dell’orecchio, patologie cardiache o neurologiche, disfunzioni tiroidee, farmaci ototossici, stress, eccessivo accumulo di cerume…

Esistono dei rimedi?

Da qualche anno sono comparse nuove metodologie e discipline, che combinando il counselling ad una terapia di stimolazione sonora, permettono di ottenere risultati soddisfacenti e ottimistici. Sebbene infatti non ci sia una cura specifica, l’adozione di questi metodi sta ricevendo una buona risposta da parte dei pazienti affetti da acufene.

È bene sottolineare come l’acufene non sia in realtà una patologia, ma piuttosto un sintomo, ed è quindi necessario identificarne le cause grazie all’aiuto di uno specialista. Le sedute di counselling con un Audioprotesista qualificato, che abbia conseguito una formazione specifica nel trattamento dell’acufene, aumentano le probabilità di successo. Assieme a ciò, l’adozione di una terapia sonora mirata promette notevoli miglioramenti durante lo svolgimento delle normali attività quotidiane di chi soffre d’acufene.

Ma come fa un suono ad eliminare un altro suono senza creare una nuova fonte di disturbo? In realtà la sensazione uditiva prodotta dagli apparecchi acustici per l’acufene non corrisponde a dei veri e proprio suoni specifici. Essi sono piuttosto dei toni prodotti da appositi generatori di rumore che aiutano a minimizzare il contrasto tra i ronzii e il fruscio dell’orecchio e l’ambiente sonoro circostante. In questo modo si cerca di recare sollievo e attenuare il fastidio. A suo volta questo permetterà al cervello, e di conseguenza a tutto il corpo, di rilassarsi. Lo stress tra l’altro è uno dei fattori più comuni tra quelli che provocano l’insorgenza dell’acufene; ridurlo e favorire il relax è di vitale importanza per poter trattare con efficacia il problema.

Se soffri di acufene o credi di soffrirne, e sei interessato ad una eventuale soluzione, contattaci subito per una visita!


[1] B.A. Culhane, All about Tinnitus, Version 1.4 (2014), BTA.

prevenzione ipoacusia

Con il termine “ipoacusia” si indica l’indebolimento della capacità uditiva, manifestabile a tutte le età e con diversi gradi di intensità. Colpisce indistintamente sia uomini che donne, e la sua comparsa può derivare da diverse cause. La prevenzione però è possibile e molto importante.

L’ipoacusia può manifestarsi per molteplici ragioni:

  • Danni alla nascita e/o predisposizione genetica;
  • Reazioni ototossiche ad alcuni medicinali (come ad esempio alcuni antibiotici) e trattamenti anti-tumorali (chemioterapici, radiazioni…);
  • Invecchiamento dell’orecchio
  • Ripetuta e prolungata esposizione a rumori forti, superiori quindi agli 80 dB;
  • Frequenti infezioni all’orecchio, come otiti;
  • Complicazioni durante la gravidanza e il parto.ù

Metà di queste ragioni possono però essere evitate con un’attenta prevenzione. Infatti secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) le persone a rischio sordità tra i 12 e i 35 anni sono circa 1 milione, e ciò proprio per la mancata adozione di comportamenti atti a prevenire l’insorgere di eventuali perdite uditive.

Ma quali sono questi comportamenti che possono aiutarci a preservare il nostro prezioso udito?

  • Non ascoltare musica ad un volume troppo elevato con gli auricolari per un tempo prolungato. Ascoltare musica troppo alta direttamente nel nostro condotto uditivo può portare infatti un danneggiamento serio alle cellule cigliate, che si occupano di trasformare il suono in impulso elettrico. In questo caso, un’ottima tecnica per regolarsi in autonomia è quella di seguire la regola del 60/60: impostare il volume del dispositivo al 60% e utilizzarlo non oltre i 60 minuti consecutivi;
  • Evitare di frequentare ambienti troppo rumorosi senza avere con sé protezioni adeguate;
  • Avvertire sempre il medico e assumere medicinali particolari solo sotto il suo stesso controllo;
  • Fare un check-up periodico (consigliabile una volta all’anno) da uno specialista per controllare la salute uditiva.

Contattaci ora per ottenere il tuo controllo dell’udito con il nostro Audioprotesista presso il nostro centro: si sa, prevenire è meglio che curare!

ipoacusia

Molti dei piaceri della vita dipendono da un buon udito: le conversazioni con gli amici, una risata… Eppure si arriva ad un certo punto dove tutto ciò non avviene più in modo ottimale, e seguire una conversazione può diventare stancante e frustrante. Ma cosa significa di preciso “perdita uditiva”? E che cos’è l’ipoacusia?

L’ipoacusia è uno dei problemi di salute più diffusi al mondo. Secondo una ricerca l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) stima che siano circa 500 milioni le persone che al mondo ne soffrono. In Italia la percentuale di persone affette da una perdita uditiva si aggira intorno al 12% della popolazione italiana, ossia quasi 8 milioni di abitanti su 60 milioni totali!

Questo problema è comunemente associato all’età avanzata, anche se in questo caso si dovrebbe parlare più correttamente di presbiacusia, ma in realtà vi è una percentuale sorprendentemente elevata di persone tra i 12 e i 35 anni affette da ipoacusia: negli ultimi anni infatti il traffico, i macchinari, la musica e la tv hanno creato un certo inquinamento acustico che possono condurre ad una perdita uditiva con ripercussioni su tutte le fasce d’età.

L’ipoacusia può essere congenita, ossia presente sin dalla nascita come sindrome prenatale, magari di natura ereditaria o causata da una complicanza durante la gestazione, o acquisita, dovuta ad un gran numero di fattori come traumi, presbiacusia, malattie infettive…

Sebbene le cause dell’insorgere di questa perdita uditiva possono essere diverse e molteplici, esistono due tipologie fondamentali di ipoacusia: trasmissiva e neurosensoriale.

  • Ipoacusia trasmissiva: il problema riguarda l’orecchio esterno o medio. Il deficit uditivo può in questo caso essere spesso trattato con un intervento di tipo medico e chirurgico. Una causa di ipoacusia trasmissiva è ad esempio la presenza di un’infezione cronica dell’orecchio medio.
  • Ipoacusia neurosensoriale: è la tipologia più diffusa, che ha origine nell’orecchio interno oppure a livello del nervo acustico. In questo caso il problema è persistente e può essere trattato grazie all’impiego di apparecchi acustici.

Per maggiori informazioni sull’udito e su come trattare l’ipoacusia, contatta il nostro Audioprotesista! Ti aspettiamo!

presbiacusia

Con il passare degli anni e con l’invecchiamento, si fanno sempre più frequenti patologie e piccoli problemi di salute che insorgono nelle persone. Uno fra questi, e il più comune, è proprio la presbiacusia, che riguarda l’orecchio e il suo senso, l’udito.

La presbiacusia indica una diminuzione dell’efficienza della percezione uditiva nelle persone anziane che non hanno avuto in passato altre patologie particolari dell’orecchio, causata di solito proprio dall’avanzare dell’età.

La patologia presenta un’insorgenza graduale e non improvvisa, con un decorso più o meno progressivo ed interessa circa l’80% degli anziani, andando a rappresentare il deficit sensoriale più comune e frequente nelle persone over 60.

Riconoscere in tempo una carenza uditiva e porvi rimedio in maniera tempestiva ed efficace è la chiave di successo per evitare un progressivo peggioramento e riacquistare così con rapidità una qualità di vita soddisfacente.

L’esame audiometrico per la presbiacusia

Per conoscere la sensibilità uditiva delle proprie orecchie è facile e semplice: basta effettuare un’indagine che richiede pochi minuti, ossia l’esame audiometrico. Questo si effettua in un ambiente silenzioso, di solito una cabina insonorizzata audiometrica, con uno strumento detto audiometro.

L’Audioprotesista farà ascoltare alla persona alcuni suoni a diversa frequenza ed intensità fino ad ottenere un tracciato che indicherà con precisione lo stato di salute del sistema uditivo. Solitamente, i suoni più difficili da capire per una persona affetta da presbiacusia sono le consonanti T, P, F, S, K, C.

Lo scopo dell’esame audiometrico è proprio quello di misurare la minima intensità percepita, la cosiddetta soglia uditiva.

È bene tenere in mente poi che il controllo dell’udito è una di quelle visite consigliabili di fare una volta l’anno anche per le persone normoudenti, proprio per avere sotto controllo la propria soglia uditiva e tenere così un tracciato completo con il passare degli anni.

Se pensi di soffrire di presbiacusia, o se credi che un tuo caro ne sia affetto, ti consigliamo di prenotare una visita gratuita con l’Audioprotesista: ricorrere all’uso degli apparecchi acustici aiuterà a recuperare pienamente la qualità della vita!

la sindrome di Ménière

La sindrome di Ménière è una patologia che interessa l’orecchio interno. Chi ne è affetto accusa improvvise vertigini, ronzii all’orecchio, cali uditivi e sensazione di pressione nell’orecchio.

Ci sono alcune malattie di cui sappiamo relativamente poco, e chi ne è affetto si sente spesso “solo”, un malato immaginario che deve combattere contro una patologia non ancora riconosciuta pienamente. La sindrome di Ménière rientra in questa categoria: ma da cosa nasce? Quali sono le cause che la scatenano?

Le cause sono ancora sconosciute, ma l’ipotesi più accreditata è che possa essere causata dall’accumulo straordinario di un certo liquido. Questo liquido è normalmente presente nell’orecchio interno ed è racchiuso nel sacco endolinfatico. In condizioni normali viene continuamente prodotto e assorbito, mantenendo il proprio livello sempre costante: quando si crea un riduzione dell’assorbimento o una maggiore produzione ecco che viene a crearsi questo eccesso. I motivi per cui avviene questo, purtroppo, non sono ancora noti.

La sindrome colpisce 1 persona su 1.000 circa, con un’incidenza maggiore tra i 25-60 anni. La gravità e i sintomi possono variare da persona a persona, anche se possono rintracciarsi delle costanti:

  • forti ed improvvise vertigini, anche invalidanti;
  • rumori e fischi nell’orecchio (acufene);
  • abbassamenti uditivi (ipoacusia), che di solito interessa un solo orecchio;
  • senso di nausea e vomito;
  • sensazione di pressione nell’orecchio.

Trattamento

Il trattamento è finalizzato ad alleviare e tenere sotto controllo i sintomi.

Per alleviare i disturbi durante la fase acuta della malattia vengono solitamente prescritti farmaci mirati a dare sollievo dagli attacchi improvvisi di vertigini e di vomito e per lenire il senso di nausea. Una dieta alimentare dove si limita l’assunzione di caffeina, alcool e sale coadiuvata da un farmaco diuretico invece può aiutare nella prevenzione degli attacchi, o almeno diminuirne la frequenza.

Vi è un’ultima – e controversa – strada che può essere presa per cercare di tenere sotto controllo la malattia: il ricorso alla chirurgia. Tuttavia anche questa scelta, così come le precedenti, non sempre da i risultati sperati per contrastare la perdita d’udito. In questo caso la miglior cosa da fare è fissare un incontro con un Audioprotesista e valutare insieme se è il caso di ricorrere ad una soluzione acustica.

Se vuoi saperne di più, o se credi di avere qualche sintomo legato alla malattia di Ménière, contattaci!